Beniamino Bortoli, Marco Favilli, Federica Mei e Debora Tognarelli sono i quattro studenti dell’Università di Pisa iscritti al sesto anno di Medicina e Chirurgia che hanno partecipato a un’esperienza di volontariato nell’Africa sub sahariana.

Grazie ad un accordo stretto tra l’Ateneo pisano e la Ong Medici con l’Africa CUAMM  tra ottobre e novembre 2018 gli studenti hanno svolto un tirocinio medico di un mese presso l’ospedale di Chiulo, nella regione del Cunene, nel profondo sud dell’Angola.

Al rientro in Italia, accompagnati dal professor Emanuele Cigna, sono stati ricevuti dal rettore dell’Università di Pisa Paolo Maria Mancarella, al quale hanno raccontato la loro esperienza.

“Abitavamo in un piccolo villaggio situato in una regione semi desertica. Vi erano solamente una chiesa e un ospedale, per cui ci siamo dedicati completamente all’attività sanitaria. Sveglia al mattino presto, briefing con tutti i medici e gli infermieri e poi a lavoro in uno dei reparti, a seconda di dove ci fosse più bisogno. Nel pomeriggio spesso ci mettevamo a casa a studiare i casi della mattina oppure tornavamo in ospedale la sera a ricontrollare i pazienti ricoverati o a visitarne di nuovi arrivati al pronto soccorso. Durante tutte le nostre attività ospedaliere siamo stati seguiti dal dottor Carlo Caresia, anestesista di Firenze e medico responsabile CUAMM dell’ospedale di Chiulo.

Carlo, e gli altri cinque medici italiani del CUAMM ci hanno mostrato cosa voglia dire fare cooperazione internazionale, ovvero mettersi sullo si e scelte che devono essere condivise coi servizi sanitari angolani, senza mai imporsi o cercare di sostituirli.

Dal punto di vista medico, la cosa più difficile a cui ci siamo dovuti abituare è stata la completa mancanza di mezzi diagnostici oltre che terapeutici. Quella che da noi è informazione “scontata”, come un emocromo o una TC, a Chiulo non esiste, quindi le diagnosi richiedono uno studio paziente e molto ragionamento clinico. Abbiamo visto cosa significa fare una medicina basata unicamente sulla semeiotica tradizionale e questo è stato senz’altro stimolante per tutti noi”.

Gli studenti hanno confermato al rettore Paolo Mancarella che per loro “è stato un onore poter rappresentare l’Università di Pisa nel mondo, con un’esperienza che ci ha aiutati a crescere dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano. Per noi è stato un mese intenso e ricco di emozioni, potendo vedere con i nostri occhi realtà molto distanti dal nostro quotidiano e acquistando ulteriore consapevolezza di quanto siamo fortunati”.