La chiesa di San Frediano si trova nell’omonima piazza, a pochi passi dall’edificio della Sapienza; dal 1999 è la chiesa universitaria della città, affidata alla Compagnia di Gesù. È dedicata a Frediano, vescovo di Lucca di origini irlandesi, morto proprio a Lucca nell’anno 588.

Ricordata come esistente già nel 1061, la chiesa in origine era dedicata anche a san Martino di Tours, ed ebbe annesso un ospedale per l’accoglienza di poveri e pellegrini; dal 1076 al 1561 venne retta dai monaci camaldolesi che edificarono il contiguo monastero, cui subentrarono i Cavalieri di Santo Stefano e poi, dal 1594, i chierici regolari di San Paolo che vi rimasero fino al 1783. Nel 1589 venne effettuato un importante intervento di ristrutturazione interna ed esterna (con l’apposizione sulla facciata dello stemma dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano); nel 1675, in seguito ad un incendio, vennero rifatti in forme barocche la volta della navata centrale e l’abside. Nel 1784 la chiesa divenne sede di parrocchia, e inglobò il territorio di quelle della Madonna dei Galletti e dei Santi Felice e Regolo. Nel XX secolo la chiesa fu oggetto di due nuovi importanti restauri: il primo, nel 1921, comportò il riordino della cappelle laterali; il secondo, terminato nel 1964, fu finalizzato al ripristino delle forme romaniche originarie e si concluse con la riconsacrazione da parte dell’allora arcivescovo Ugo Camozzo (9 febbraio 1964). Nel 2001/2003 fu effettuato un restauro conservativo interno ed esterno su progetto dell’architetto Alessandro Baldassari, al quale si deve anche un intervento sul presbiterio risalente al 2006/2008.

Esternamente la chiesa è caratterizzata dalla facciata a “salienti“, avente cioè una successione di spioventi posti a differenti altezze, e presenta le decorazioni tipiche dell’architettura pisana dell’epoca, introdotte per primo dall’architetto Buscheto per il Duomo: arcate cieche, losanghe, pietre e marmi bicromi. L’architrave del portale maggiore è costituito da un cornicione di epoca tardo-romana (IV secolo d.C.) riadattato, mentre alla sinistra del portale vi è un’iscrizione dell’VIII secolo. Sul lato sinistro della chiesa, in posizione arretrata, sorge il campanile, del XIII secolo e successivamente sopraelevato.

L’interno è a tre navate, delimitate da colonne con capitelli marmorei che sostengono archi a tutto sesto. Lungo le navate laterali si aprono otto cappelle: la prima di sinistra, fatta erigere dalla famiglia Pesciolini nel 1607 su progetto di Giovanni Ambrogio Mazenta, ospita un Crocifisso sagomato e dipinto del XII secolo e alcuni dipinti di Ventura Salimbeni con episodi tratti dalla Legenda Aurea, quali l’Invenzione della Croce (tela sulla parete di sinistra), Eraclio che riporta a Gerusalemme la Croce (tela sulla parete di destra) e l’Esaltazione della Croce (affresco della volta); la seconda è dedicata ai santi martiri Lorenzo e Gaetano, con altare di Giovan Battista Stagi (1652); nella terza (intitolata alla Madonna di Lourdes, in origine a San Carlo Borromeo) vi sono altre due tele del Salimbeni, l’Annunciazione (a sinistra) e l’Adorazione dei Pastori, entrambe del 1607 circa. La navata ospita due quadri di Ranieri Borghetti, raffiguranti rispettivamente i Santi Paolo e Bartolomeo e San Paolo in gloria, entrambi della prima metà del XVII secolo. La prima cappella di destra accoglie il fonte battesimale di Mario Bertini (1953), in porfido rosso; la seconda è la cappella del Cuore Immacolato di Maria, che ospita una statua lignea policroma della Madonna (fine XVII secolo-inizi XVIII); la terza cappella, al di sotto del cui altare vi sono le spoglie mortali del beato Bartolomeo Aiutamicristo (nativo di Pisa, monaco camaldolese del convento di San Frediano, morto nel 1224), è dedicata a San Francesco e venne edificata nel 1608 da Gino di Stoldo Lorenzi. Anche la navata destra ospita due dipinti: l’Adorazione dei Magi di Aurelio Lomi (1604) e San Carlo Borromeo in preghiera davanti alla Madonna di Clemente Bocciardo (tra il 1639 e il 1658).

La navata centrale, coperta da una volta a botte seicentesca, termina con l’abside quadrangolare delimitata da arco a tutto sesto e lesene corinzie, e illuminata da una finestra a lunetta che si apre nella parete di fondo. L’altare maggiore in marmi policromi venne realizzato nel 1772 su progetto di Giovanni Battista Tempesti, ed è sormontato da un Crocifisso ligneo di Giuseppe Giacobbi del XVII secolo. Alle sue spalle sono gli stalli lignei del coro, scolpiti nel 1570 da Cosimo Arrighi per la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri e trasferiti in San Frediano nel XIX secolo. Sulla cantoria al di sopra di essi vi è l’organo a canne, costruito dalla ditta Agati-Tronci nel 1910. In fondo alle navate laterali, ai lati dell’abside, si aprono altre due cappelle: quella di destra è dedicata a san Paolo apostolo, e ospita sulla parete destra una tela seicentesca di ambito pisano raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Michele e Agostino; quella di sinistra è dedicata a santa Brigida di Svezia, e ospita sull’altare una pala con Santa Brigida tentata dal demonio di Alessandro Tiarini (1610 circa). Dello stesso autore sono le opere sulle pareti laterali, a sinistra Santa Brigida accoglie una novizia e a destra Miracolo presso la tomba di santa Brigida (entrambi del 1607), mentre l’affresco della cupola con Dio Padre in gloria tra angeli è di Rutilio Manetti (1612). I confessionali in pietra sono quattro. Degno di nota è l’imponente monumento funebre di Giovanni Battista Ruschi (1605-1649), professore di filosofia, medicina e anatomia all’Università di Pisa, a metà della navata laterale di destra, del 1753.

Presso i locali della chiesa vi sono le sedi di molte associazioni studentesche: il circolo pisano della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), il Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC), il Gruppo Universitari di San Frediano (GrUSF) e l’Associazione Sante Malatesta Onlus, che assiste gli studenti universitari stranieri provenienti da paesi in guerra o afflitti da povertà o problemi sociali e politici.

(Alcune informazioni e immagini sono tratte da Wikipedia Italia e dal web)