La chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia si trova in via della Qualquonia, nel quartiere di Sant’Antonio, a pochi passi da piazza San Paolo a Ripa d’Arno. Essa faceva parte di un complesso che comprendeva vari altri edifici, tutti oggi non più esistenti.

Il complesso apparteneva inizialmente a una confraternita laicale, i Disciplinati di Sant’Antonio o Compagnia di Sant’Antonio, di origine armena. Il primo documento che attesta l’esistenza di questa confraternita a Pisa è un atto di vendita di un terreno nella zona della chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, datato 7 febbraio 1341: il venditore è l’abate di San Paolo, il compratore è un frate Alessandro, armeno. Su questo terreno furono edificati una chiesa e un convento; non si conosce l’anno esatto di costruzione, è certo però che la chiesa era attiva almeno dal 1375. A seguito della conquista di Pisa da parte di Firenze, nel 1406, sia la chiesa sia il convento subirono danni e furono abbandonati.

Nel 1477 la Compagnia di Sant’Antonio diede inizio ai lavori di ricostruzione del complesso che, come risulta da una pianta catastale cinquecentesca, comprendeva una chiesa e un chiostro trapezoidale edificato su tre lati. In questo periodo il complesso divenne un luogo che offriva ospitalità ai pellegrini, e successivamente anche ricovero a poveri e mendicanti. Nel 1571 la Compagnia di Sant’Antonio ottenne dal Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici la facoltà di portare la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, e dal 1605 essa venne definitivamente aggregata all’Ordine. A seguito di ciò, nel corso del Seicento la chiesa e l’ospedale vennero abbelliti e decorati, sia per adeguarsi al gusto barocco, sia per essere all’altezza del nuovo status derivante dall’appartenenza all’Ordine. Le finestre laterali vennero riquadrate, dotate all’interno di cornici in pietra serena e abbellite con altri elementi architettonici. Anche le due entrate laterali della chiesa vennero dotate di cornici in pietra serena, e venne aperto un nuovo ingresso, anch’esso decorato, su via della Qualquonia. L’intervento più significativo fu la costruzione di un pregevole soffitto ligneo intarsiato con ventuno cassettoni, ospitante altrettante tele di autori locali ignoti raffiguranti le Storie di Sant’Antonio. La scelta di questo tipo di soffitto è insolita per un edificio di dimensioni modeste; di nuovo il motivo sta nella aggregazione della Compagnia all’Ordine: la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri ha infatti un soffitto simile, costruito in quello stesso periodo.

Nel 1684 il Granduca Cosimo III decise di trasformare il complesso da ricovero per mendicanti a orfanotrofio. Vennero perciò eseguiti nuovi lavori, tra cui l’aggiunta di un piano all’ospedale per creare nuovi alloggi per gli orfani; questo comportò la chiusura delle finestre della parete destra della chiesa. Il Conservatorio, poi Istituto degli Orfani della Qualquonia, mantenne la sua funzione per circa due secoli e mezzo, passando dalla gestione dei Cavalieri di Santo Stefano a quella del Granducato di Toscana, e infine a quella dello stato italiano. Con il bombardamento alleato del 31 agosto 1943 la struttura subì gravi danni, e nel dopoguerra quello che ne restava fu demolito per fare posto ad un nuovo complesso scolastico. Con il bombardamento anche la chiesa e la sacrestia subirono gravi danni, con il crollo di parte del soffitto e danneggiamenti agli interni. Tuttavia, per l’importante valore artistico e storico, la chiesa fu restaurata e il soffitto ricostruito, mentre le tele contenute nei cassettoni furono spostate al Museo di San Matteo. Poco dopo però essa fu sconsacrata e adibita a varie funzioni: palestra della nuova scuola, poi deposito di libri della Biblioteca Universitaria, infine locale in uso ai servizi sociali. Probabilmente queste variazioni di uso non hanno permesso di pianificare ed effettuare una adeguata manutenzione; inoltre, alcune delle tecniche di conservazione impiegate si sono rivelate errate e hanno causato danni. Perciò la chiesa si trova oggi in avanzato stato di degrado, tanto all’esterno quanto all’interno.

La chiesa oggi

Tutte le pareti esterne della chiesa sono in cattive condizioni. La facciata dà su via della Qualquonia, ed è coperta da piante rampicanti e deturpata da scritte a spray. Si presenta molto sobria: il portale d’ingresso, al centro, ha una cornice in pietra serena sovrastata da un timpano curvilineo; più in alto si aprono due finestre rettangolari e ancora più in alto un’altra piccola finestra rettangolare, tutte dotate di cornici in pietra serena. Sulla parete sinistra si aprono sei finestre rettangolari, tutte della stessa dimensione e prive di cornici o decorazioni, ed è presente, anche se murato, il portale di accesso laterale, anch’esso dotato di una cornice in pietra serena. La parete destra, invece, è priva delle finestre, chiuse in seguito all’ingrandimento dell’ospedale. Presenta un ingresso laterale, anch’esso chiuso e uguale a quello sulla parete opposta, e alcuni elementi architettonici della non più esistente struttura dell’ospedale.

L’interno della chiesa nel 1913 (foto di Vinicio.iea, da Wikipedia)

Anche l’interno della chiesa versa in stato di grave degrado. La pianta è rettangolare, a navata unica, con copertura a capriate. Dietro la chiesa si trova la sacrestia. Le sei finestre della parete sinistra sono decorate con cornici di gusto barocco, sorrette in basso da cartigli e con volute che sostengono timpani curvilinei con stemmi familiari. Sulla parete destra invece le finestre sono murate e affrescate con effetto trompe-l’œil. Sulla parete di fondo si trova, su un podio delimitato da due gradini, l’altare, riccamente decorato. Ai lati dell’altare si aprono due porte decorate con cornici, timpano e stemmi, che conducono alla sacrestia retrostante; sopra le porte sono presenti altre due aperture, oggi chiuse, dotate di un balcone sorretto da volute decorate con motivi a foglie. Del soffitto ligneo seicentesco restano sette cassettoni su ventuno: due di forma stellata a otto punte, uno a losanga e quattro rettangolari. Tutti gli arredi sono stati rimossi.

Immagine di copertina: La facciata oggi (foto di LoneWolf1976, da Wikipedia)

(Alcune informazioni sono tratte da Wikipedia)