L’11 novembre 1961 tredici militari della 46° Aerobrigata, impegnati in una missione umanitaria sotto l’egida delle Nazione Unite in Congo, paese sconvolto da una guerra civile, vennero uccisi nella località di Kindu da soldati delle forze armate congolesi. Il Ministero della Difesa decise, grazie anche ad una sottoscrizione popolare, di costruire un monumento commemorativo presso l’aeroporto militare di Pisa da dove erano partiti i tredici uomini.

Venne incaricato del progetto uno dei più importanti architetti italiani del XX secolo, il pistoiese Giovanni Michelucci. Dopo varie vicissitudini dovute a sopraggiunte difficoltà economiche e alla necessità di provvedere a dare in tempi brevi un luogo di sepoltura alle salme dei caduti, si decise per la costruzione di una cappella, abbandonando i precedenti progetti, più grandi e impegnativi. Nel marzo 1962 furono avviati i lavori, che si conclusero nella primavera del 1963. Da allora la cappella ospita le salme dei tredici caduti. Dal 1989 essa è una parrocchia militare, e sono state aumentate le funzioni religiose e gli arredi. Il sacrario è stato inoltre progressivamente ampliato per ospitare le tombe di tutti i caduti della 46° Aerobrigata dal 1961 ad oggi, e sono state aggiunte nuove iscrizioni commemorative.

La Cappella Sacrario ai Caduti di Kindu è situata nelle vicinanze dell’Aeroporto militare “Dell’Oro”, sede della 46° Aerobrigata, lungo le vie Asmara e Caduti di Kindu, che conducono all’ingresso dell’aeroporto stesso. Essa si trova al centro di una spazio aperto, in parte lasciato a prato, in parte coperto da una pavimentazione in pietra; sul retro lo spazio è delimitato da un semplice filare di pini. Alla destra dell’edificio sono posti tredici massi di diverse forme e dimensioni, che ricordano i tredici caduti. Davanti alla cappella, sul lato opposto della strada è collocato, al centro di una piazzola all’interno dell’aeroporto civile Galilei, uno dei due aerei C-119 utilizzati per la missione in Congo.

La cappella ha una pianta trapezoidale irregolare. Le forme sono semplici e lineari, i colori quelli grigi del cemento a vista. Sul lato destro si erge una bassa torre campanaria di forma rettangolare, anch’essa in cemento e sormontata da un sottile crocifisso. La copertura è liscia, leggermente rialzata verso il retro. Concordemente con la semplicità della struttura, la facciata presenta un disegno lineare con ampie superfici vetrate, che si interrompono solo alle estremità della facciata stessa. Sul lato sinistro una porta immette all’interno. Sul retro le finestre formano invece un nastro che corre in alto per tutta la lunghezza della parete.

L’interno è caratterizzato da una maggiore complessità degli spazi rispetto all’esterno. Presenta un’unica aula articolata in diversi luoghi e volumi, con al centro quattro massicci pilastri metallici che sostengono travi reticolari, anch’esse metalliche. Addossati alla vetrata della parete anteriore e caratterizzati da una superficie continua in marmo nero sono i sepolcri dei tredici avieri. Dal lato opposto, lungo tutta la parete posteriore corre un ballatoio, illuminato da ampie vetrate. Tra il ballatoio e i pilastri è lo spazio per le funzioni liturgiche, con l’altare e le panche. Il ballatoio, oltre a svolgere la funzione di galleria durante le cerimonie commemorative, fornisce un fondale all’altare e allo spazio per i fedeli. Sotto il ballatoio sono ricavati due locali destinati alle funzioni sacre, più uno di servizio al centro. A fianco della porta di ingresso è ricavata una piccola cappella dalle forme semplici.

Concordemente con l’esterno, anche l’interno è caratterizzato dal grigio del cemento a vista per le pareti, così come verniciati in grigio sono i pilastri e le travi. La pavimentazione è in lastre rettangolari di marmo di diverse dimensioni, mentre il soffitto, poggiante sulle travi, è in pannelli di colore marrone chiaro. L’essenzialità delle superfici e degli apparati decorativi si coniuga con la luminosità dello spazio, esaltata dalle ampie superfici vetrate e aumentata dalla forza evocativa delle sepolture e delle iscrizioni commemorative alle pareti.

L’eccidio di Kindu: leggi qui

(Alcune informazioni e immagini sono tratte da Wikipedia Italia e dal web)