La chiesa di San Michele degli Scalzi si trova nella omonima piazza, appena sotto il viale delle Piagge. Il terreno sul quale è stata edificata, vicino alle sponde dell’Arno, in una zona un tempo semi-paludosa chiamata anticamente Orticaia, era cedevole e questo spiega la pendenza della chiesa e del campanile. Nella piazza è stata presente, tra il 1928 e il 1952, una stazione capolinea della rete tramviaria cittadina.

La chiesa ha quasi mille anni di vita, essendo documentata come oratorio fin dal 1025. Attiguo alla chiesa è un convento. Chiesa e convento furono assegnati a vari ordini monastici nel corso dei secoli: nel 1178 il convento fu assegnato alla congregazione dei monaci benedettini di Santa Maria di Pulsano, sul Gargano, detti “gli scalzi”, da cui il nome della chiesa; nel 1412 l’intero complesso passò alle suore del monastero di Santa Brigida al Paradiso, a Firenze; nel 1463 venne assegnato ai Canonici Regolari Lateranensi; nel 1774 la chiesa passò ai monaci benedettini Olivetani; nel 1784 divenne infine un parrocchia, e lo è ancora oggi. Dopo questa data non si segnalano eventi di rilievo, se non alcuni restauri.

Nel corso dei secoli la chiesa ha infatti subito varie modifiche e interventi di restauro: la prima ristrutturazione fu completata nel 1204; al 1596 risalgono l’aggiunta di un soffitto a cassettoni nella navata centrale e di soffitti a volte nelle due laterali, e l’apertura di alcune finestre; nel 1784 vennero aggiunti stucchi e decorazioni all’interno; nel 1874 fu rimosso il soffitto a cassettoni; a inizio Novecento furono rimossi stucchi e decorazioni con l’intento di riportare la chiesa all’originale aspetto romanico. Nel corso del secondo conflitto mondiale furono inflitti gravi danni al tetto e alla parete della navata destra, che crollò; l’alluvione del 1949, durante la quale l’interno fu devastato da acqua e fango fino a tre metri di altezza, provocò ulteriori danni. L’attuale copertura è stata perciò ricostruita nel secondo dopoguerra, così come la parete destra, per la quale l’uso del cemento armato ha migliorato la stabilità dell’edificio.

L’esterno

La facciata è incompiuta, con doppio spiovente e corpo centrale rialzato. Nella parte inferiore, in stile romanico pisano, è rivestita di marmo proveniente dalle cave di San Giuliano Terme; presenta cinque arcate cieche e sei colonne; all’interno delle arcate vi sono due oculi e due losanghe. Nelle losanghe sono presenti iscrizioni che esortano al riconoscimento della brevità della vita terrena e all’abbandono del peccato. La parte superiore è invece in semplice laterizio, abbellita da un rosone risalente al XVII secolo. I portali sono tre, tutti e tre sormontati da una lunetta. Quello centrale, il maggiore, ha un architrave decorato con bassorilievi marmorei bizantini rappresentanti le Gerarchie angeliche, mentre nella lunetta è posto un Cristo benedicente del 1203-4 (è una copia, l’originale è al Museo di San Matteo), in posa frontale, con un’espressione serena ma grave e solenne, secondo lo stile bizantino. L’iscrizione alle spalle del Cristo ricorda il termine della prima ristrutturazione della chiesa (1204).

Il campanile a base quadrata è in pietra nella parte inferiore e in laterizio nella parte superiore; presenta lesene agli spigoli, archetti pensili e tre ordini di finestre, monofore, bifore e trifore dal basso verso l’alto rispettivamente, con funzione di alleggerimento della struttura. È ornato da bacini ceramici islamici risalenti al XII secolo (sono copie). Come visibile anche a occhio nudo, il campanile pende fortemente verso l’Arno; l’inclinazione, di circa 5 gradi, è maggiore rispetto a quella della Torre di Pisa (3,9 gradi).

L’interno

Anche la chiesa, come il campanile, è visibilmente inclinata. L’interno è a tre navate e otto campate, senza transetto, con abside semicircolare. Due cappelle, delimitate da archi a sesto acuto, sono aperte nelle pareti delle navate laterali in corrispondenza dell’ultima campata; quella di destra è dentro il campanile, mentre la sinistra ospita un organo. Le otto campate sono scandite da colonne con capitelli romanici o reimpiegati da altri edifici e archi a tutto sesto, tranne quelli della sesta e settima campata che sono a sesto leggermente acuto. La navata centrale, più alta delle due laterali, è scandita da sottili finestre. Tutte e tre le navate hanno la copertura sostenuta da capriate lignee. La pareti sono quasi interamente in laterizio ad eccezione della parete della navata destra che è in cemento armato.

Sulla parte terminale della parete sinistra sono visibili resti di un affresco del XIV secolo rappresentante Sant’Onofrio, Sant’Elena e un vescovo monaco. Notevoli anche un’acquasantiera del XVII secolo e l’altare del XVIII secolo. Dal 1979 la chiesa ospita inoltre un crocifisso a tempera e oro su tavola, risalente alla metà del XIII secolo e proveniente dalla chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Nella cappella sinistra si trova un organo a canne, costruito dalla ditta Anselmi-Tamburini e acquistato usato dalla parrocchia di San Michele nel 1985; ha trasmissione meccanica, due tastiere di 58 note ciascuna e una pedaliera radiale di 32 note.

(Alcune informazioni sono tratte da Wikipedia Italia)