La chiesa di San Francesco, una delle più grandi di Pisa, si trova nella omonima piazza, situata nell’omonimo quartiere. Citata dal 1233, ebbe la sua fondazione ufficiale nel 1261 per opera dell’allora Arcivescovo Federico Visconti, insieme al contiguo convento francescano; i lavori di costruzione iniziarono nel 1265 e finirono nel 1270, diretti dall’architetto Giovanni di Simone. La chiesa è caratterizzata da una unica navata di notevoli dimensioni, una copertura a capanna e un campanile pensile, opera davvero ardita per l’epoca. Esso infatti non poggia sul terreno, ma è sospeso: all’interno della chiesa poggia su mensole per due lati, mentre gli altri due lati sono anche le pareti esterne della chiesa stessa.

Il chiostro del convento risale al XV secolo, mentre la facciata marmorea fu completata nel 1603. L’interno fu abbellito nel corso del XVII secolo con dipinti dei fiorentini Jacopo da Empoli, Passignano e Santi di Tito. Nel transetto sono presenti affreschi di Taddeo Gaddi (1342-1345), Galileo Chini (prima metà del XX secolo) e un dossale in marmo opera di Tommaso Pisano (seconda metà del XIV secolo). Nella sagrestia sono visibili affreschi di Taddeo di Bartolo (1397) con Storie mariane; nella sala del Capitolo, affreschi staccati con Storie cristologiche di Niccolò di Pietro Gerini (1392) e sinopie (i disegni preparatori degli affreschi eseguiti sui muri da affrescare). Entrambe sono opere notevoli per fattura e forza espressiva, anche se purtroppo non in perfetto stato di conservazione. Nella chiesa erano presenti anche altri affreschi, alcuni dei quali eseguiti da Spinello Aretino, ma di queste opere non rimangono che frammenti o sinopie.

Nella chiesa è presente la tomba di un celebre personaggio storico, il Conte Ugolino della Gherardesca, inumato con i propri figli e nipoti dopo la morte per fame nella Torre della Muda, la “torre della fame” dove si consumò il “fiero pasto” ricordato da Dante in un celebre passo della Commedia. In origine la tomba di Ugolino era situata nel chiostro del convento in quanto egli, morendo da traditore, non poteva essere sepolto insieme ai propri familiari. Successivamente la monumentale tomba di famiglia all’interno della chiesa, scolpita da Lupo di Francesco, fu smembrata e le spoglie dei familiari disperse. Rivalutata in seguito la figura di Ugolino, i supposti resti suoi, dei figli e dei nipoti vennero spostati agli inizi del XX secolo nell’attuale sepolcro nella cappella all’interno della chiesa.

La chiesa contiene numerose altre cappelle private appartenenti a famiglie nobili pisane. Le cappelle, che conservano antichi sepolcri familiari, sono state costruite dalle famiglie stesse, che esercitavano il diritto di patronato sulla chiesa e sugli arredi sacri, mentre i frati francescani provvedevano all’amministrazione del culto. Per esempio, la prima cappella a sinistra dell’altare era in patronato alla famiglia pisana Agostini Venerosi della Seta.

Per secoli all’interno della chiesa sono state presenti due opere di grande importanza storico-artistica: la Madonna in trono di Cimabue (1280 circa) e San Francesco che riceve le stimmate di Giotto (circa 1295-1300). Questi due capolavori sono purtroppo stati sottratti dagli eserciti invasori di Napoleone Bonaparte nel 1812 e portati in Francia, e sono entrambi oggi esposti al Louvre. Un vero e proprio furto, che ha riguardato numerosissime opere d’arte sottratte da Napoleone in Italia come in altri paesi e delle quali solo una parte è stata in seguito restituita. Dalle spoliazioni napoleoniche si è fortunatamente salvata la pala d’altare di Giunta Pisano raffigurante San Francesco e sei miracoli; quella presente in chiesa è una copia, l’originale è conservato al Museo Nazionale di San Matteo.

Il passaggio allo stato italiano

Con l’Unità d’Italia la chiesa e il convento andarono incontro a una serie di vicissitudini che durarono alcuni decenni. Infatti nel 1863 furono emanate le cosiddette leggi di “eversione del patrimonio ecclesiastico”, con le quali il neonato stato italiano si appropriò in modo unilaterale di una buona parte dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa in Italia; fu così che l’intero complesso di San Francesco passò in proprietà allo stato. Chiesa e convento furono sconsacrati e destinati ad uso caserma. Tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti furono ritirati dalle famiglie titolari dei diritti di patronato; di questo fatto esiste un inventario redatto dall’ultimo priore. Il 7 luglio 1866 la chiesa venne trasformata in magazzino di proprietà del Regio Demanio.

Il 4 marzo 1875 il Comune di Pisa ottenne l’espropriazione per pubblica utilità della ormai ex chiesa di San Francesco e di alcuni altri immobili di proprietà del Regio Demanio. Questo fatto fece sorgere tra i due enti un lungo e complesso contenzioso giuridico. Il 22 maggio 1893 subentrò un terzo ente, il Ministero della Pubblica Istruzione, che dichiarò l’ex chiesa e l’ex convento monumenti nazionali, li prese in consegna dal Regio Demanio e l’8 luglio dello stesso anno li consegnò al Comune di Pisa, allo scopo di conservazione e utilizzo degli edifici. Il 15 giugno 1899 il Comune di Pisa a sua volta concesse alla Curia Arcivescovile l’ex chiesa a scopo di culto e per la conservazione delle opere d’arte. La Curia riaprì la chiesa nel 1901, grazie anche agli aiuti economici di un numeroso comitato cittadino, che provvide anche a far ripulire la chiesa dal degrado nel quale versava all’interno e a far ricostruire le grandi vetrate su nuovi disegni di Galileo Chini e Francesco Mossmeyer. Così, dopo 38 anni San Francesco tornava ad essere un luogo di culto.

Il XX secolo non presentò fatti degni di nota, la chiesa divenne sede parrocchiale e lo è ancora oggi, mentre il convento è tornato ad essere abitato da alcuni frati francescani. Presso la parrocchia è attiva anche una mensa dei poveri. Attuale parroco e padre guardiano del convento è Fra’ Iulian “Giuliano” Budau, romeno in Italia da molti anni.

L’interno della chiesa

I crolli e la chiusura

Con il nuovo millennio nuove vicissitudini hanno interessato San Francesco. La chiesa infatti ha subito una serie di crolli: nel 2012, nel giugno 2013 e, il più grave, nel settembre 2015, quando è crollata una parte del tetto, proprio sopra la cappella del Conte Ugolino.

A seguito di questi fatti, il 12 aprile 2016 la Soprintendenza di Pisa ha deciso per la chiusura della chiesa per ragioni di sicurezza, ritenendo che sussista la possibilità di nuovi crolli. Con la chiusura tutte le funzioni religiose si svolgono nella vicina chiesa di Santa Cecilia. Successive ispezioni hanno evidenziato che anche il chiostro e il convento non sono in stato di conservazione ottimale.

Numerosi gli appelli lanciati dall’Arcivescovo Benotto, dai parrocchiani e dai cittadini affinché si provveda al restauro del complesso. Se lo stato italiano, che ne è il proprietario, è il responsabile diretto, per questa causa sono state realizzate anche numerose campagne di raccolta fondi, promosse da un Comitato cittadino, dal Fondo Ambiente Italiano e da altri enti. Inoltre, la Fondazione Pisa aveva a suo tempo stanziato 2,4 milioni di euro allo stesso scopo, ma non è chiaro se oggi questi fondi siano ancora a disposizione.

L’esterno della chiesa è attualmente in parte avvolto da ponteggi, mentre l’interno è inaccessibile. Alcuni lavori di restauro sono iniziati sul retro, nella parte che dà su via Buonarroti. A fine settembre 2018 è stata comunicata dal Sottosegretario ai Beni Culturali e dal Sindaco di Pisa la disponibilità dei fondi stanziati dal Ministero dei Beni Culturali per il restauro della chiesa e del convento. I lavori dovrebbero avviarsi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, per una durata di 4 anni e una spesa complessiva di circa 4 milioni di euro.

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(Alcune informazioni sono tratte dal sito web di Italia Nostra, dal sito web della Parrocchia di San Francesco e da Wikipedia Italia)