General Manager della Capannina di Franceschi Glauco Ghelardoni è da molti anni tra i volti più noti del mondo della movida italiana. Pisano, classe 1986, inizia a lavorare in discoteca giovanissimo. Dopo quasi 12 anni in giro per l’Italia e per il mondo un desiderio, poter ritornare a investire nel litorale pisano, proprio là dove la sua carriera è iniziata.

Come è nata la passione per le discoteche?

Ho iniziato a lavorare a 17 anni, al Pappafico, come semplice PR. Il primo evento che ho organizzato è stata una festa, per celebrare la fine dell’estate, nel giardino della parrocchia. La serata fu un successo. Da quel momento ho iniziato a organizzare eventi e ho capito che il mondo della musica e della notte sarebbe diventato il mio lavoro. Ho iniziato a guardare video, a studiare, a capire come gestire al meglio le pubbliche relazioni, a come poter vincere in un mondo che era ed è in continua evoluzione.

Come è riuscito ad avere successo, arrivando a gestire e organizzare serate nei club più famosi del mondo?

Dopo il Pappafico sono diventato il direttore artistico del Pachamama, dove grazie ad Andrea Lenzi, ho trasformato la mia passione in un mestiere. Il Seven Apple è stata il mio trampolino di lancio in Versilia. Ho iniziato con qualche serata hip-hop, che a quei tempi non era certo un genere conosciutissimo e apprezzato da molti. Le serate ebbero una grande risonanza e dopo 3 anni sono diventato il direttore artistico del club. In Versilia quando riesci ad entrare nel circuito molte sono le possibilità che ti si presentano davanti. Grazie al signor Guidi, per il quale avevo iniziato a lavorare in Bussola, sono entrato a far parte dello staff della Capannina, il club più longevo del mondo, prima come direttore artistico e poi come General Menager.

Perché ha scelto di investire in Versilia e non a Pisa?

La Versilia, con pregi e difetti, riesce a darti delle possibilità. A livello territoriale e di ambiente, il litorale pisano non ha nulla da invidiare a quello della Versilia. Ciò che manca è una rete capillare di strutture distribuite sul territorio, hotel, stabilimenti balneari, ristoranti, capaci di accogliere una certa mole di persone e un determinato tipo di turismo.

Perché secondo lei non è mai stata fatta una politica simile a quella del litorale della Versilia e che cosa si potrebbe fare per rendere il litorale pisano più competitivo e accattivante?

Oggi come oggi, vista la situazione economica, le lungaggini burocratiche e la forte pressione fiscale, sono pochi sono gli imprenditori che hanno voglia di investire e scommettere nel mondo della notte in Italia. Le potenzialità ci sono, anche a Pisa. Per questo non escludo già dal prossimo anno eventuali progetti sul nostro litorale. Quello che però dobbiamo tener presente è che il mondo della notte e delle discoteche è in continuo mutamento. Cambiano le mode, le tendenze. Bisogna tenersi a passo con i tempi, sapersi rinnovare. Tornerei volentieri ad investire con il mio lavoro in un luogo dove le potenzialità ci sono e al quale sono personalmente legato, portando avanti nuove sfide.

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