La chiesa di Santa Marta si trova nella omonima via, nel quartiere di San Francesco, non lontano da piazza delle Gondole e dalla Porta Santa Marta. La posizione è particolare, in una strada stretta e stretta tra le case, dalle quali si distingue per la maggiore altezza.

La chiesa, con un annesso convento, fu fondata nel 1342 dal frate domenicano Domenico Cavalca, originario di Vicopisano, su di un terreno concessogli nel 1333 dall’arcivescovo Simone Saltarelli, allo scopo di ospitarvi le monache dome­nicane della Misericordia, alla ricerca di una sistemazione consona alla vita monastica. Fu elevata a parrocchia il 22 maggio 1476, con bolla di papa Sisto IV, con il nome di Santa Marta e Viviana (o Bibbiana).

Tra il 1760 e il 1767, su progetto dell’architetto Matteo Tarocchi, la chiesa, già vecchia di quattro secoli, fu completamente ristrutturata e ne fu invertito l’orientamento, assumendo così l’aspetto con il quale la conosciamo oggi, con la facciata e l’ingresso su via Santa Marta. Il convento fu soppresso nel 1785, restò solo la chiesa, che il 3 marzo 1795 fu elevata a Prioria dall’arcivescovo Angiolo Franceschi. Nel 1818 Santa Marta inglobò il territorio e la cura delle anime della parrocchia di San Silvestro (situata nella omonima piazza), che a sua volta aveva inglobato nel 1783 quella di San Marco in Calcesana (situata in via Garibaldi e oggi in parziale rovina), entrambe sconsacrate. Dopo il 1818 non si registrano più fatti degni di nota, se non un lungo elenco di parroci. E così Santa Marta è arrivata ai giorni nostri. Oggi la chiesa fa parte della Unità Pastorale Pisa Nord-Ovest, insieme con le parrocchie di Santa Maria Madre della Chiesa, San Matteo e Santissima Trinità (a Ghezzano). L’attuale priore è don Luigi Gabbriellini.

La chiesa di Santa Marta ha un aspetto austero all’esterno, con la facciata, dalle forme semplici e geometriche e contenuta da due grandi lesene, che contrasta con un interno invece sontuoso e dove predominano le linee curve. Ciò che riempie subito l’occhio dell’osservatore non appena varcata la soglia sono infatti le sfarzose decorazioni al pavimento e alle pareti, con ampio impiego di marmi e stucchi, e le numerose opere d’arte presenti, in particolare i quadri, e poi sullo sfondo il crocefisso, l’altare e l’organo. Vale perciò la pena esaminare in dettaglio questa ricchezza artistica della chiesa.

La facciata, molto semplice, è intonacata di un giallo intenso; presenta decorazioni lineari, lesene giganti con capitelli agli angoli e una unica finestra centrale. L’ingresso reca modanature marmoree, opera dello scultore Giuseppe Vaccà, che eseguì tutti i lavori di intaglio della chiesa, tanto all’esterno quanto all’interno. Le pareti laterali sono a contatto con le case, ma più alte, e ciò ha permesso l’apertura di alcune finestre.

L’interno della chiesa è ad aula unica, con volta a botte, illuminato da finestre laterali, ed è riccamente decorato. Le pareti sono abbellite da lesene intonacate con motivi marmoriz­zati e decorate da stucchi con teste di cherubini e festoni vegetali, realizzati, come tutti quelli che ornano la chiesa, da Angelo Somazzi; le decorazioni a fin­to marmo furono invece eseguite da Cassio Na­tili nel 1762. Lungo le pareti sono poi collocate due porte ed altrettanti confessio­nali in legno finemente intagliato, coevi alla costruzione della chiesa.

Sopra le porte sono ubicate quattro cartelle in stucco di Angelo Somazzi, con Storie del Nuovo Testamento. Infine, superiormente vi so­no quattro grate lignee. In alto, a ridosso della controfacciata, è collocata un’aula sorretta da quattro colon­ne corinzie marmorizzate. Nella contro­facciata destra vi è un dipinto con Madonna col bambino tra i Santi Caterina e Domeni­co, opera giovanile del pittore pisano Aurelio Lomi. All’inizio della navata sono collocate due acquasantiere marmoree degli inizi del XIX secolo, firmate in basso Raf. Luciani.

Alla parete sinistra, all’inizio, entro un vano è posto il fonte battesimale. Segue un altare, in marmo, eseguito da Giuseppe Vaccà, composto da colonne sormontate da un frontone circolare spezzato da putti, includenti una tela con Santa Marta che chiede la resurrezione di Lazzaro, di Giovanni Battista Tempesti, datata agli inizi degli anni settanta del Set­tecento. Il dipinto del Tempesti rappresenta il momento immediatamente precedente l’azione miracolosa del Cristo: il pittore ha voluto dunque dare rilievo ai sentimenti che legano i personaggi. Alla parete del presbiterio è presente un tabernaco­lo per l’olio santo in marmi mischi e teste di cherubini, opera del Vaccà. Il pavi­mento del presbiterio, a marmi policromi, eseguito dal marmista Domenico Casoni su disegno del Vaccà, è datato 1764.

L’altare maggiore, in marmi bianchi e policromi, reca una decorazione a volute e teste di angeli ed è probabilmente opera del Vaccà: come attestato da una scritta posta sul retro, fu eseguito nel 1763 in sostituzione di quello predente del 1705. Sopra l’altare è posto un prezioso Crocifisso dipinto con Storie della Passione, opera di scuola pisana datato a dopo il 1280.

Davanti all’abside è un co­ro ligneo, coevo al rifacimento della chiesa. Dietro l’altare, in alto, vi è l’organo, opera del costruttore pistoiese An­tonio Tronci, sorretto da un’orchestra marmorea decorata da volute e posto en­tro una cornice con pilastri conclusi da un timpano spezzato da una cartella; le parti marmoree del complesso sono del Vaccà, con dorature di Cassio Natili del 1767, mentre gli stucchi sono del Somazzi, che realizzò anche la decorazione del catino absidale.

Alla parete destra, all’inizio, si trova un dipinto raffigurante la Madonna col bambino e Angeli. All’altare, identico all’altro di fronte, Adorazione dei pastori, del pittore francese Laurent Pêcheux, del 1779. Nei locali della piccola Cappella della Madonna delle Grazie sono stati eseguiti dei lavori di restauro che hanno riportato alla luce degli affreschi.

Alcune importanti opere non sono più presenti nella chiesa: una tavola di Benozzo Gozzoli raffigurante la Madonna col Bambino e S. Anna con donatrici; una Natività di Cristo di Francesco Curradi; un Cristo in casa di Marta e Maddalena di Matteo Rossetti. Niente resta infine della macchina per le Quarantore a forma di tempio circolare, eseguita dal Tarocchi e attestata almeno fino al 1884.

(Alcune notizie sono tratte da Wikipedia Italia e dal sito web dell’Unità Pastorale Santa Maria Madre della Chiesa e Santa Marta)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here