La piccola Chiesa di Santa Maria della Spina si trova in una posizione inusuale per una chiesa, sulla sponda dell’Arno: la sua architettura gotica, con i marmi policromi, le guglie e le statue, è ben visibile anche dalla distanza. Il nome attuale deriva dal fatto che dal 1333, per circa 500 anni, essa custodì una spina che secondo la tradizione avrebbe fatto parte della corona imposta a Gesù durante la crocifissione, spina che fu poi spostata nel XIX secolo nella chiesa di Santa Chiara, nei pressi della piazza del Duomo. La storia di Santa Maria della Spina inizia quasi 800 anni fa, nel 1230, quando fu fatta costruire dalla famiglia pisana dei Gualandi, citata anche da Dante nel XXXIII Canto dell’Inferno, ed ebbe il nome di Santa Maria in Pontenovo, dal nome di un ponte presente all’epoca vicino alla chiesa e che adesso non esiste più, crollato per una piena dell’Arno nel XV secolo e mai ricostruito.

Originariamente la chiesa aveva una struttura molto semplice rispetto a quella attuale, una loggia coperta da un tetto a capanna. Nel 1322 il Comune decise di ampliarla, il primo di una lunga serie di interventi che ne hanno profondamente modificato l’aspetto e addirittura la posizione. I lavori durarono fino al 1376, affidati prima all’architetto pisano Lupo di Francesco, allievo di Giovanni Pisano, e successivamente agli scultori e architetti Nino e Andrea Pisano, padre e figlio. Ma la chiesa subiva continui danni dovuti alla posizione bassa rispetto al letto del fiume e a cedimenti del terreno, cui si cercò di rimediare con numerosi interventi, ma senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Dopo un altro mezzo millennio di alterne fortune, pochi anni dopo l’Unità d’Italia, il Consiglio comunale e una commissione formata da storici dell’arte decisero per una soluzione drastica: smontare la chiesa pietra per pietra e rimontarla in una posizione più sicura. I lavori, diretti dall’architetto modenese Vincenzo Micheli, iniziarono nel 1871. La chiesa venne spostata di alcuni metri più in alto, a livello del lungarno, e verso est, non senza danni e perdite di materiali (molti frammenti marmorei sono custoditi presso il Museo di San Matteo), e subì ampie modifiche: le pareti furono alzate di un metro, furono inseriti dei gradini e operati interventi alle statue all’interno, mentre la sagrestia a sbalzo sul fiume non fu ricostruita. Il tutto fu completato nel 1875; in quell’anno la chiesa assunse finalmente il suo aspetto definitivo, quello con il quale la conosciamo oggi.

E arriviamo ai giorni nostri. Nel 2015 il Comune ha fatto eseguire sulla chiesa, chiusa da lungo tempo, consistenti lavori di restauro: impermeabilizzazione del tetto, riqualificazione delle pareti, dei marmi interni ed esterni, del soffitto ligneo a cassettoni e degli affreschi delle volte absidali. Dal maggio 2016 la chiesa è aperta al pubblico e ospita anche eventi e mostre.

L’architettura della chiesa

La Chiesa della Spina è un eccellente esempio di stile gotico pisano, a pianta rettangolare e interamente rivestita di marmi policromi. L’esterno è caratterizzato da cuspidi, timpani, tabernacoli, tarsie, rosoni e statue, opera di maestri pisani del XIV secolo tra cui Lupo di Francesco, Giovanni di Balduccio, Andrea, Nino e Tommaso Pisano. Le statue sono copie: gli originali sono raccolti al Museo Nazionale di San Matteo. La facciata presenta due ingressi con archi architravati, tra i quali si trova il tabernacolo con le statue della Madonna col Bambino attribuita a Giovanni Pisano (1310-20 circa), e due Angeli trecenteschi attribuiti a Giovanni di Balduccio. La parte superiore della facciata contiene due tabernacoli, che a loro volta contengono le statue di Cristo (bottega di Giovanni di Balduccio o di Andrea Pisano) tra due angeli adoranti (seguaci di Giovanni Pisano, 1320-40 circa) e la coppia Angelo/Vergine annunciata (bottega di Giovanni di Balduccio o di Andrea Pisano). Il lato sud presenta decorazioni con polifore e tabernacoli nello stile di Giovanni Pisano, e tredici statue, i dodici Apostoli e Cristo (seguaci di Giovanni Pisano, 1320-40 circa). Le sculture di Santi e Angeli sui timpani sono del laboratorio di Nino Pisano o sostituzioni moderne; il tabernacolo nel pilastro di destra presenta una Madonna col Bambino di Giovanni di Balduccio. Sotto il pilastro, l’architrave del portale è di provenienza greco-siriaca del III secolo d. C., reimpiegata. Il lato est ha tre archi a tutto sesto con semplici finestre; i timpani sono decorati con i simboli degli Evangelisti, intervallati da edicole con le statue dei santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista (bottega di Nino Pisano). La zona del presbiterio è sormontata da cuspidi a piramide sormontate a loro volta da una Madonna col Bambino di Nino Pisano, affiancata da due Angeli dello stesso autore (1360-68 circa).

L’interno, molto semplice, è composto da un unico vano con soffitto ligneo, decorato negli anni 1871-75. Al centro del presbiterio si trovano tre capolavori della scultura gotica, la Madonna della Rosa e, su due mensole laterali, le figure di San Pietro e san Giovanni Battista, tutte di Andrea e Nino Pisano; sulla parete nord si trova il tabernacolo di Stagio Stagi (1534) in cui era custodita la Spina. Un’altra statua di Andrea e Nino Pisano, la Madonna del Latte, si trovava un tempo in questa chiesa, nel tabernacolo della controfacciata, ma è stata sostituita da una copia in gesso; l’originale si trova al Museo Nazionale di San Matteo. Dal XVII secolo, quando la chiesa divenne oratorio della famiglia Medici, essa fu adornata di alcune opere tra cui una Madonna col Bambino del pittore senese Antonio Bazzi detto il Sodoma, oggi al Museo nazionale di San Matteo, e una Annunciazione marmorea di Stoldo Lorenzi, oggi nella chiesa di Santa Chiara.

(Alcune notizie sono tratte da Wikipedia Italia e dal sito web del Comune di Pisa)

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