Il volontariato pisano resiste, nonostante la crisi

E’ sempre più difficile creare un’associazione di volontariato. Non certo per la mancanza di volontà dei cittadini, neppure per le difficoltà logistiche e burocratiche. Il vero problema è la difficoltà ad affrontare gli inevitabili costi economici, sia quelli necessari per fondare e partire con l’attività, sia quelli di gestione dell’attività stessa. Il motivo è presto detto: i tagli sempre più consistenti al mondo del Terzo Settore da parte di enti pubblici e privati, fondazioni bancarie incluse, complice la crisi economica. La considerazione è racchiusa nel seguente dato: il 55% delle associazioni di volontariato del territorio pisano sono state fondate prima del 1994, e solamente l’8% dal 2010 ad oggi.

E’ uno dei principali dati emersi dalla ricerca promossa dal Cesvot dal titolo ‘Oltre la crisi. Identità e bisogni del volontariato in Toscana’, presentata oggi alla delegazione Cesvot di Pisa alla presenza del sociologo Andrea Salvini.

Nonostante le difficoltà relative alla crisi economica, e nonostante il calo di finanziamenti, il volontariato pisano tenta di resistere. Bene si evince con i seguenti numeri: il 53,2% di tutte le associazioni continua a ricevere finanziamenti pubblici (delle ambientali, più della metà; mentre le associazioni che si occupano di volontariato internazionale e sociale si sorreggono principalmente su finanziamenti privati). Il 66,4% delle associazioni ha ancora convenzioni attive: delle nate prima del 1994 il 78,9%, del sanitario l’85,4% e delle culturali il 75%. Il 67% delle associazioni usufruisce di una sede in comodato; delle grandi, il 37,1% gode di una sede di proprietà.

La crisi socio-economica genera una diffusa preoccupazione sugli effetti congiunturali in negativo: una molteplicità di fattori di disagio che ricadono sui volontari e sui beneficiari, e che implicano maggiori emergenze e bisogni. Complessivamente, il raggio di servizi erogati si riduce anche a causa dell’aumento dei costi (circa il mantenimento della sede ed i mezzi). Parallelamente al calo di finanziamenti, si assiste ad un calo delle adesioni dei soci (nel culturale e nel sociale), anche se il numero dei volontari attivi resta invariato.

Complessivamente, le associazioni sul territorio pisano sono 278. Praticamente la totalità di esse svolge attività rivolte alla popolazione. La strutturazione vede un maggior numero di piccole associazioni (39,4%). Il settore prevalente è quello sanitario (di tutte le antiche, il 61,8% opera nel sociale; un terzo delle più recenti nell’ambientale). Delle grandi associazioni, il 48,4% agisce nel sociale.

Con la crisi muta l’area dei bisogni. Per migliorare la vita associativa, le associazioni chiedono di favorire l’accoglienza e il tutoraggio verso i nuovi volontari (prioritario nel sanitario e nel culturale) e di offrire riconoscimenti più concreti ai volontari (nel sociale e ambientale). Si pone attenzione sull’importanza della comunicazione interna. Per migliorare la propria presenza sul territorio, le associazioni sono diffusamente consapevoli che è necessario ottenere visibilità comunicativa (39,5%): si intende la visibilità sui media (locali e nazionali, e attraverso un utilizzo più mirato dei social), ma anche nel rapporto diretto con la cittadinanza (per la sensibilizzazione e il reclutamento).

“Ritengo che il volontariato non sia mai stato centrale come oggi nella situazione di crisi  – ha dichiarato Donatella Turchi, presidente della Delegazione Cesvot di Pisa – è diventato una delle poche risorse a disposizione delle istituzioni e direi anche la risorsa centrale. Dalla ricerca è emerso anche che c’è la necessità di sostenere la formazione per aumentare le competenze e la professionalità dei volontari e affrontare nel migliore dei modi i problemi emergenti. “

“Le associazioni – ha dichiarato il presidente di Cesvot Federico Gelli intervenuto stamani – non si sono arrese. L’elemento caratterizzante della ricerca è proprio questo: nonostante le difficoltà e il quadro della crisi, invece di interrompere le erogazioni dei servizi, il volontariato ha avviato un processo di riorganizzazione per superare le difficoltà causate dalla mancanza di fondi e risorse. Il Cesvot con questa ricerca ha voluto studiare il cambiamento delle associazioni per poter essere nel modo migliore possibile, così come avviene da 20 anni, al servizio dei volontari e del volontariato.” Fonte Cesvot

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