Se le cellule respirano meno si vive di più

Quando i ricercatori hanno esposto i pesci a un veleno detto rotenone che lega queste proteine bloccandone l’azione, utilizzando però solo un millesimo della dose letale, gli animali sono vissuti più a lungo e l’attività del loro genoma è ‘ringiovanita’, tornando a una condizione piu’ simile a quella di esemplari giovani. Serviranno ulteriori approfondimenti per applicare la stessa teoria all’uomo, ma secondo Cellerino “la funzione dei mitocondri diminuisce con l’età tanto nell’uomo quanto nei pesci”. “Finora – spiega il ricercatore – si è creduto che la strada per promuovere un invecchiamento in salute passasse per trattamenti in grado di contrastare questa perdita di attività dei mitocondri, invece i nostri risultati indicano una situazione più complessa nella quale, paradossalmente, una loro inibizione parziale esercita un effetto positivo”.

Ciò accade, aggiunge, “perche’ si genera una piccola quantita’ di radicali liberi che non danneggia la cellula, ma attiva i suoi meccanismi protettivi suggerendo che un processo fisiologico che diminuisce durante l’invecchiamento non necessariamente sia causa di danno, bensi’ potrebbe rappresentare una risposta dell’organismo che tenta di preservare le sue funzioni: riuscire a comprendere questo processo significa poter sviluppare strategie per migliorare la salute negli anziani”. del resto le prime applicazioni riguardano un farmaco, la metformina, un antidiabetico prescritto a milioni di pazienti nel mondo in grado di allungare la vita dei topi in laboratorio. “Sulla base dei nostri dati – conclude Cellerino – possiamo supporre che questo effetto della metformina sia dovuto alla sua attivita’ sui mitocondri e non a un effetto antidiabetico”. Antonio Cattaneo, direttore del laboratorio Bio@Sns, dove e’ stato sviluppato lo studio, sottolinea anche che “la ricerca permette ora di sperimentare l’azione di sostanze che possano agire sull’aspettativa di vita di un vertebrato con risultati molto piu’ predittivi per l’uomo e accelerando la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie legate all’invecchiamento e alla neurodegenerazione, come l’Alzheimer”.

Lascia un commento