San Ranieri: il santo Patrono di Pisa

San Ranieri, santo Patrono di Pisa, celebre in tutta Italia e non solo per la Luminaria a lui dedicata, evento che si celebra ogni 16 giugno e che offre alla città una serata ricca di bellezza e magia attirando non solo pisani, ma anche frotte di turisti.

San Ranieri, il nome attribuito al Palio remiero che si svolge ogni 17 giugno in Arno tra quattro equipaggi in rappresentanza dei quattro quartieri storici della città (San Martino, Santa Maria, Sant’Antonio, San Francesco).
San Ranieri, il cui nome è indissolubilmente legato al folklore cittadino in tutto e per tutto, anche se talvolta in maniera errata. Ma chi era realmente Ranieri prima della sua proclamazione a santo? Perché lo è diventato? Perché è così tanto amato a Pisa?
Scopriamolo insieme leggendo le righe che seguono!

Figlio di Glandolfo e Mingarda, il cognome Scaccieri compare per la prima volta nel secolo XVI, quando fu dato un cognome, Buzzaccherini, anche alla madre. Non sappiamo esattamente il suo anno di nascita, probabilmente tra 1115 e 1120, ma le analisi antropologiche sul suo corpo hanno accertato che Ranieri è vissuto 40-45 anni. Conosciamo però la sua data di morte, ossia il 17 giugno 1160, giorno della sua celebrazione.
Ranieri apparteneva a una famiglia di mercanti che viveva nel quartiere di Kinzica, l’attuale San Martino, ed aveva una sorella di nome Bella. Il giovane Ranieri amava la bella vita e la compagnia dei suoi coetanei, provocando l’ira dei suoi genitori che sovente lo incolpavano di trascorrere troppi notti fuori casa.
Sorprendentemente decise in seguito di vivere in povertà e castità, scegliendo il Vangelo come unica regola vita e le Beatitudini come ideale di perfezione; per questi ed altri elementi comuni, si può parlare di Ranieri come precursore di San Francesco.
Decisivo a questa conversione della propria vita fu l’incontro con Alberto Leccapecore, un nobile còrso che, dopo aver assistito alla morte del fratello durante uno scontro armato, decise di abbandonare tutti i suoi beni e di darsi a una vita di penitenza.

Prima che gli giungesse la chiamata divina, Ranieri partì per la Terra Santa come mercante, professione che continuò ad esercitare per quattro anni. Ivi, non appena arrivato a Gerusalemme, si recò nella cappella del Golgotha, all’interno della basilica del Santo Sepolcro, dove si spogliò delle ricche vesti e indossò l’abito del penitente, cioè la pilurica. Era il venerdì santo del 1140. A partire da quel momento visitò i principali luoghi sacri, come Betlemme e Nazareth, ma per gran parte del periodo trascorso in Terrasanta preferì risiedere presso la basilica del Santo Sepolcro, dove si fermava a pregare giorno e notte.
Dopo molti anni, Ranieri sentì il bisogno di tornare a Pisa per raccontare ai concittadini la sua esperienza spirituale, assumendo il ruolo di predicatore e pacificatore. Non si trattava però di predicare intorno ai temi della dottrina cristiana, ma di esortare il popolo alla conversione e alla preghiera, soprattutto usando il suo esempio personale. Tornato a Pisa, fu accolto con grandi onori dai Canonici del Duomo, che lo invitarono a pranzo e ascoltarono un suo discorso; durante i suoi ultimi mesi trascorsi all’estero, infatti, Ranieri conobbe molti pisani che, una volta rientrati a casa, raccontarono quanto il loro concittadino si fosse distinto per lo stile di vita esemplare. Tuttavia, non prese mai i voti.
I miracoli avvenuti per sua intercessione sono 136, gran parte dei quali avvenuti dopo la sua morte. Si tratta soprattutto di guarigioni, ma c’è anche un buon numero di miracoli a favore di naviganti: i beneficiari sono al 65% rappresentanti dei ceti minori.
Chiese e cappelle dedicate al santo oppure sue reliquie si trovano a Messina, Palermo, Roma, Firenze, Livorno, Genova, Villamassargia e perfino fuori dall’Italia, ovvero in Dalmazia, in Germania, in Corsica e nelle Fiandre.

Chiudiamo questo pezzo smentendo un falso storico creato dal poeta Renato Fucini: Ranieri non subì alcuna amputazione di una o più dita della mano. Nonostante la tradizione popolare lo voglia ladro di una forma di cacio, le ossa mancanti dal suo corpo, non solo dalle mani, sono state prelevate per farne delle reliquie, secondo una prassi che risale alle origini della storia della Chiesa.

 

Questo è il contenuto del primo capitolo della rubrica dedicato alla storia, alle tradizioni ed al folklore pisano: era pressoché obbligatorio cominciare col narrare la storia del nostro santo Patrono! Pisa è città toscana e quindi inserita nel rinomato Granducato dei mangiapreti, ma il suo Patrono è la classica eccezione che conferma la regola!

Davide Diolaiti

Lascia un commento